Dai 13 ai 21 anni, certezze instabili, maturità variabile, esperienze diverse.
Un gruppo improbabile. Sulla carta: un bombo che vola. Quell’insetto che secondo le leggi dell’aerodinamica non potrebbe volare, ma lui non lo sa e vola lo stesso.
Un’accozzaglia di gente strana.
“Devi essere più severa! Più direttiva” me lo consigliava Betta con la sua adulta esperienza da prof, quando mi guardava nelle prove lavorare coi ragazzi e vedere quanto facilmente il montaggio delle scene lasciava posto a condivisioni di esperienze personali o a scambi animati su come modificare per l’ennesima volta il copione.
“Devi incazzarti. Sei troppo buona” Me lo dicevano i ragazzi, quando alle prove ci trovavamo in quattro gatti, perché qualcuno mancava, qualcuno era in ritardo o qualcun’altro aveva dimenticato un oggetto fondamentale.
“Sei la regista? Devi fare la regista, altrimenti non caveremo un ragno dal buco” me lo dicevo io quando dubitavo che ce l’avremmo mai fatta a portare in scena qualcosa di quel caos incontenibile.
Però, dopo ogni incontro, lo sentivo nella pancia che ci stavamo facendo bene, una specie di scossa di vita; anche quando erano tutti tristi a modo loro, anche quando qualcuno chiedeva mezz’ora per raccontare agli altri qualcosa che gli era successo e voleva un confronto, anche quando si liquefacevano sulle sedie e dovevano leggere le battute sul telefonino.
Non si può costringere qualcuno a considerare importante qualcosa – mi dicevo – ma in fondo sapevo che, senza saperlo, lo sapevano anche loro.
E allora, daje!
E pian piano il copione, che io avevo costruito raccogliendo faticosamente le loro frasi, cambiava, lo riscrivevano loro e, quando non si riconoscevano più da una volta all’altra, lo cambiavano di nuovo.
Qualcuno si commuoveva dicendo la sua battuta e gli altri lo abbracciavano, qualcuno smetteva di irrigidirsi al contatto fisico, qualcuno aveva studiato tutto, qualcuno no, qualcuno andava a prendere i ritardatari per farli arrivare puntuali, qualcuno si trovava a casa a provare con gli altri, qualcuno proponeva poesie, qualcuno proponeva canzoni, qualcuno faceva tardi e perdeva l’autobus per tornare a casa.
Lo spettacolo si avvicinava sempre di più e loro anche.
Allo spettacolo c’erano tutti. Sono stati meravigliosi e commuoventi.
E io ho pensato – Siamo proprio un’improbabile accozzaglia di gente strana.
E nello scriverlo, ancora mi si apre il cuore.
