Messico e nuvole – capitolo 2

Messico e nuvole – capitolo 2

Il B&B in cui alloggio si chiama “Casa De Los Pájaros”; i pappagalli veramente non ci sono, ma c’è un bastardino di nome “Stichi” che si mimetizza col pavimento di piastrelle beige, ci sono tartarughe d’acqua che camminano in giardino, gechi sui muri e uccelli canterini.
Si trova in una periferia fatte di case basse, alcune discretamente fatiscenti, sui cui muri sono dipinte – l’affissione messicana trova spazio direttamente sull’intonaco – insegne pubblicitarie essenziali: “La Fruteria – nuestra fuerza es la calidad”, “Pollo asado, tacos y torta” “Se vende hielo”.
Dal palo della luce posto al lato della strada si diramano fili elettrici a raggiera, uno per ogni casa della via, come i cabochon a una festa.
Dietro i cancelli, il B&B ha tutto ciò che fa Messico: la foto alla reception di qualcuna vestita a festa, una quantità di oggetti acchiappa polvere d’epoca mex-kitch, una rezdora di discendenza maya con un metro e quaranta di flemma e tre denti d’oro che mostra spesso, perché sorride volentieri anche per scusarsi che non parla, né intende una parola d’inglese, ma è il tuo unico interlocutore nella struttura.
Quando attraversi la grande cucina in penombra, si apre la meraviglia: un giardinetto interno con piccola piscina sormontata da bandierine colorate, amache sotto la cabana e le stesse piante di casa mia, ma in versione dopata: il potus che nella mia cucina mi guarda giallo e triste, qui si arrampica sulle palme con foglie delle dimensioni di orecchie d’elefante. Alla faccia della mia sanseveria che implora una flebo di clorofilla, sua cugina messicana esplode rigogliosa. Nel giadino dei “Los Pájaros” mi arrendo all’evidenza che lo stile tropical chic, realizzato con piante Ikea e carta da parati lussureggiante è un ben misero surrogato.
Esco sulla strada e osservo chi passa. Nei primi cinque minuti registro:
– Uomo rotondo coi baffi su una vecchia moto scassata rossa con sigla “Italina”. Ha un caschetto di plastica lucida nera con il visierino, come quello degli omini playmobyl e indossa una maglietta grigia con il simbolo di Batman che tira sulla pancia.
– Bici modificata che spinge un carretto su cui trasporta una ghiacciaia rossa, il veicolo è sormontato da una tenda con scritto “El poblano”.
– Moto con caricate quattro persone: padre alla guida, madre a chiudere la fila e due bambini di età scolare, in mezzo, a panino. Tutti con caschetto playmobil.
– Camion aperto con una montagna altissima di sacchi neri dell’immondizia e, in vetta alla montagna, tre addetti alla raccolta che mi guardano più a lungo di quanto li osservi io.
– Pick-up bianco senza ribaltina posteriore che contiene un triciclo, una tanica di plastica, uno specchio ed altri oggetti non identificati fermati con un elastico.
– Due ragazzini di circa 8 anni, a piedi.
– Cane nero, con l’orecchio sinistro mozzato.
– Ventiquattro farfalle giallo pallido.
– Sette nuvole bianche.

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